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Medicina sostenibile, medicina impossibile: diritto alla salute e compatibilità economica. I costi elevatissimi dell'assistenza sanitaria pubblica rendono sempre più difficile per i paesi europei il mantenimento di un sistema di assistenza universale ugualitario e ottimale. La crescita vertiginosa delle spese sanitarie è correlata al progresso della medicina, all'introduzione di tecnologie sempre nuove e solitamente molto dispendiose, all'invecchiamento della popolazione, alla forte espansione della domanda. E' di moda attribuire all'assistenza sanitaria pubblica finalità ampiamente condivise ma in contrasto tra di loro: somministrare a tutti la migliore assistenza possibile, garantire a tutti un trattamento uguale, assicurare la libertà di scelta a chi fornisce l'assistenza e a chi ne fruisce, contenere i costi. La naturale penuria delle risorse non può fornire un'assistenza che sia, nello stesso tempo, uguale per tutti e la migliore possibile contenendo i costi. Il fatto che ben pochi affrontino esplicitamente queste fondamentali tensioni morali che stanno alla radice della politica sanitaria contemporanea fa sorgere il sospetto che a occultare questi problemi sia un'illusione, o un'ideologia radicata, all'interno della quale certi fatti risultano politicamente inaccettabili. Il problema di fondo del nostro sistema sanitario non è solo un problema di penuria di risorse economiche ma, soprattutto, di penuria di senso. Non si chiede più alla medicina di rispondere a dei bisogni regolati dalla natura ma a dei desideri e i desideri oltrepassano infinitamente i bisogni della natura. Non si chiede alla medicina di curare dei malati ma di fare in modo che persone perfettamente sane "si sentano ben". Del resto l'OMS ha definito la salute il completo benessere fisico, psichico e sociale indipendente dalla presenza di malattia e infirmità. Il problema è che la medicalizzazione è stata estesa a ciò che non doveva essere medicalizzato. La medicina prende ormai in carico tutti i mali della condizione umana: si sono trasformate in patologia degli stati dell'umanità quali la gravidanza, la bruttezza vera o presunta, la sterilità, l'infelicità, la vecchiaia, la morte. La lista non è finita, la genetica si prepara ad aprirne un'altra. Per rispondere a queste "patologie" mediche si è dovuti passare alla tecnicizzazione dell'uomo perché la domanda posa ormai largamente sull'artificio: la medicalizzazione è diventata extrapatologica. Non siamo mai vissuti così a lungo - la vita media in occidente si è allungata, dall'inizio del secolo, di 35 anni - ma non siamo mai stati così insoddisfatti dei risultati della medicina. La salute ha finito con il confondersi con la felicità a sua volta confusa con il "benessere" psicologicamente vissuto il che corrisponde punto per punto alla definizione dell'OMS. Ma la medicina, neppure la più cara e la più perfezionista - come quella degli Stati Uniti - non può produrre la salute in sé: le caratteristiche genetiche, il caso, la fortuna sfuggono alla medicina. La medicina per essere ancora sostenibile deve riconoscere i limiti morali e finanziari dell'assistenza che può fornire, deve ritornare ad essere una medicina della persona e non della salute, che è e rimane una condizione. Ed è perciò che il medico, a differenza del meccanico, ha solo un'obbligazione di mezzi (curare al meglio delle sue conoscenze tecniche e scientifiche) e non di risultati (soddisfare i desideri di un cliente). L'unico diritto è quello alle cure. Ignorare questi concetti porta ad una medicina impossibile da sostenere che, benché sempre più costosa, non migliora lo stato di salute della popolazione e pone dei grossi problemi di natura morale e politica, perché la politica ha il dovere di tutelare una società che permette alle persone di realizzarsi pienamente e liberamente e non solo di "sentirsi bene". Per questo è indispensabile stabilire quanto del bilancio dello stato si vuole consacrare alla salute e quanto all'educazione, alla giustizia, alla sicurezza, alla protezione dell'ambiente ecc. È necessario un dibattito politico ed economico tra i protagonisti sociali per stabilire il rapporto tra salute e altre esigenze sociali. Quando si riflette sulla salute in relazione ad altri beni, e sull'allocazione delle risorse all'interno del sistema sanitario è necessario anche un dibattito etico. Scopo di questo convegno è promuovere l'inizio di tale dibattito. Dott.sa Paola Mora
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